Oct 30 2007
Nota a me stesso
Cambiare. Questo. Template.
Oct 30 2007
Questo è un post congiunto tra Apocope e six feet over/under. Tratta di un tema che ci sta molto a cuore, e che pensiamo possa e debba stare a cuore anche a molti altri blogger e musicofagi come noi.
Sentiti libero di copiare questo post e riportarlo nel tuo blog o di linkarlo, se ritieni di essere d’accordo con quanto scritto qui.
Riportiamo una piccola parte, molto significativa, di WHEN PIGS FLY: THE DEATH OF OINK, THE BIRTH OF DISSENT, AND A BRIEF HISTORY OF RECORD INDUSTRY SUICIDE, un articolo pubblicato da Rob Sheridan sul suo blog demonbaby lo scorso 24 ottobre.
Rob Sheridan è un giovane grafico, fotografo e videoartist che collabora da tempo in strettissima maniera con i Nine Inch Nails. Abbiamo deciso di tradurre la parte conclusiva e “programmatica” del lunghissimo articolo per i pigri e per quelli che con l’inglese ci fanno a cazzotti. Chiaramente la cosa migliore da fare è andare direttamente alla fonte e leggere tutto quanto. Illuminante, soprattutto perchè viene da una persona che lavora e ha lavorato a stretto contatto con artisti e major e che ha una chiara visione di ciò che il music business è stato e, probabilmente, sarà.
[…]
Allora, cosa possiamo fare tu ed io per aiutare ad aprire la porta sul mondo nuovo? La bellezza di Oink era il modo in cui i fan si sono presi carico, di propria spontanea volontà ed in maniera iper-efficiente, dei ruoli di distribuzione che alle etichette sarebbero tradizionalmente costati milioni di dollari. Gli amanti della musica hanno dimostrato che sono disposti a spendere tempo ed energie nella musica più di quanto siano disposti a spendere soldi. È tempo di mostrare agli artisti che non c’è limite a ciò che un vitale bacino di fan su internet è in grado di realizzare, mentre tutto quello che chiederanno mai in cambio sarà della musica. Ed è tempo di mostrare alle etichette che si sono lasciate sfuggire un’immensa risorsa non accogliendo queste occasioni a braccia aperte quando ne avevano l’opportunità.
Invia delle lettere a queste etichette, e alla RIAA, spiegando con calma e professionalità che non sosterrai più i loro affari, per le loro testarde politiche atte a spaventare gli appassionati di musica, e per la loro incapacità di presentare una soluzione lungimirante per la distribuzione digitale. Dì loro che sei convinto che il loro modello di business è obsoleto, e che sono finiti i giorni in cui le compagnie possiedono il lavoro degli artisti. Spiega chiaramente che continuerai a sostenere direttamente gli artisti in altri modi, e spiega MOLTO chiaramente che la tua decisione è il diretto risultato delle azioni e omissioni della casa discografica in merito alla musica in formato digitale.
Manda una lettera al gruppo, e dì loro che non hai più intenzione di comprare la loro musica anche se continuerai ad ascoltarla, facendo passaparola e sostenendola in altri modi. Dì loro che hai preso questa decisione perché stai tentando di imporre con la forza un cambiamento all’interno dell’industria musicale, e che non contribuirai economicamente al sostentamento di etichette affiliate alla RIAA che possiedono la musica dei propri artisti.
Se ti piacciono gruppi che pubblicano per piccole etichette indipendenti e non affiliate alla RIAA, compra i loro album! Sosterrai la band che ti piace e anche il duro lavoro di persone che mettono passione nelle loro piccole etichette discografiche rivolte al futuro. Se ti piacciono gruppi completamente indipendenti che producono e pubblicano musica con le proprie forze, sostienili il più possibile! Paga la loro musica, compra il loro merchandise, parla di loro con i tuoi amici e aiutali nella promozione online – dimostra che una rete di fan entusiasti è la miglior pubblicità che una band possa chiedere.
Ora che Oink è stato chiuso mi chiedo dove andrò per scoprire nuova musica. Tutte le opzioni esistenti, in modo particolare quelle legali, a confronto sono deprimenti. Mi chiedo quanto tempo debba passare prima che tutti possano legalmente sperimentare quel tipo di nirvana musicale a cui gli utenti di Oink erano abituati. Non sono troppo preoccupato – sicuramente nascerà qualcosa di ancora migliore dalle ceneri di Oink, e la RIAA riponderà con altre cause ed altri processi e il ciclo si ripeterà ancora ed ancora, fino a che l’industria musicale non morirà dissanguata.
E allora tutto quanto potrà cambiare, e sarà nelle mani degli artisti, dei fan e di una nuova generazione di imprenditori il potere di decidere come funzioneranno gli affari nel mondo della musica. Che tu sia d’accordo o meno, questo è un dato di fatto. È inevitabile – perchè la determinazione dei fan nel condividere e scambiarsi musica è molto, molto più forte della determinazione delle multinazionali nel fermare tutto questo.
Oct 10 2007
E così un’altra estate è uscita di scena, mentre l’autunno non sembra abbastanza vicino per potersi rattristare com’è abitudine. La questione è sempre la necessità primaria di fare uscire questa tensione per lo stimolo creativo verso qualcosa di concreto.
Come ha già ricordato il fratello six feet over / under, uno dei modi per ovviare a questa necessità è quello di impelagarsi in un’impresa per cui non c’è assoluta certezza di successo, a cui fa da contrappunto una seria perplessità sulla effettiva realizzabilità della cosa – vale a dire il National Novel Writing Month.
[Qui c’era la spiega. L’ho cancellata apposta per farvi perdere tempo a leggere il collegamento e perché qualcuno l’ha già tradotto e perché non mi va l’idea di una semplice traduzione che preferisce la chiarezza allo stile. Sì, sono tutto forma e niente contenuto]
Trenta giorni ha novembre, con april giugno e settembre. Se trenta giorni per scrivere un romanzo sono effettivamente un’assurdità, quello a cui punta l’organizzazione è prevedibilmente il creare un clima di collaborazione e aiuto tra i partecipanti. La cosa che trovo interessante di questo progetto è il fatto che chiunque arrivi a 50000 parole ha vinto. Ogni anno ci sono sempre più partecipanti da tutto il mondo (in Italia siamo solo in due o mi sbaglio?) che non vincono sempre, ma ci provano. Si iscrivono e si buttano. È un’ottima occasione per quelli che come me hanno sempre voluto scrivere un romanzo ma non hanno mai avuto l’occasione o il calcio nel culo che li abbia fatti prendere in mano una penna o una tastiera per scrivere qualcosa di più lungo di tre pagine.
Non aspettavo altro. Anziché una sfida contro la Letteratura Presuntuosa, è più una sfida di gruppo contro la Letteratura Presuntuosa. Un bel gruppone allo sbando. E poi c’è un forum per chiedere pareri, cazzeggiare, provarci con le intellettuali di Boston pensando di farla franca per poi coprirti di ridicolo, trovare un gruppo di sostegno che ascolti e capisca le tue paranoie quando e se arrivi alla seconda settimana, mentre la tipica telefonata ai parenti segue lo schema:
Sì, sto scrivendo un romanzo… In un mese, sì. Devo consegnarlo entro il 30 novembre!
[suoni indistinti dal ricevitore]
Come a chi? No, è per un sito. Eh, no, non mi pagano.
[stupore indistinto dal ricevitore]
Sì… Mah, è più per me. No, non posso cominciare adesso! No, non posso scrivere niente prima del 1 novembre… Assolutamente… No, ci sono le regole. Sul sito. Va beh, mica mi controllano, ma se mi metto a… Capito?
[accenno di sconforto indistinto dal ricevitore]
Mah, per la trama non ho un’idea precisa. Ecco, a grandi linee sì ma… Ecco, infatti, in ogni caso potrebbe essere una cazzata… Sì, sì, lo faccio comunque.
[sconforto indistinto dal ricevitore]
Senti, ci sono altri centomila pazzi come me là fuori! Sì! Forse non ho di meglio da fare che studiare per laurearmi questa primavera!
[cazziatone indistinto dal ricevitore]
*click*
Passerò un mese d’inferno! Evviva!
Oct 04 2007
Qui nel bel mezzo del buio, davanti a due finestre di cui una aperta per fare un po’ di corrente. Oggi non faceva caldo, ma avrei fatto meglio a lasciare a casa la felpa per scivolare sui marciapiedi di una città non ancora uscita dal tepore estivo (nonostante gli sbalzi di temperatura della settimana scorsa, figli dei tempi). Il passo urbano: cammino sempre in fretta, qui, per la consapevolezza della folla. Troppo Durkheim a volte fa male, non abbastanza fa anche peggio.