Oct 13 2006
Evvai con l’intervista
Cosa gli chiederò, perché usa tantissimo i Rhodes o come si suona Bue?
Oct 13 2006
Cosa gli chiederò, perché usa tantissimo i Rhodes o come si suona Bue?
Oct 06 2006
Era tra la testiera del letto e il materasso. Ho scritto a tutti, nessuno sapeva niente. Per forza, erano tre giorni che era lì.
Oct 06 2006
Sono due giorni che cerco la mia memoria. Ho chiesto a tutti, nessuno l’ha vista, nessuno sa dove sia. Sono convinto che questa misteriosa sparizione sia la chiave di tutto.
Oct 06 2006
ESTERNO, NOTTE
Lei (occhi bassi, evidente imbarazzo):
“Guarda, sono davvero lusingata ma non posso.”
Lui (sorriso ebete, afasia):
“…va bene, dai, buonanotte!”
INTERNO (BAGNO), POCHI MINUTI DOPO
Voce off (pensiero di lui):
Lusingata… ma che cosa voleva dire lusingata?
Oct 01 2006
Ma soprattutto lo zelo nel voler manifestare per forza qualcosa di autoevidente che non ha bisogno di essere esplicitato. E il riciclaggio della banalità. Il non avere altro da dire ma volerlo dire per forza.
Sep 29 2006
È dannatamente intrigante celarsi sotto mentite spoglie non volendo apparire per ciò che si è in realtà. Io lo faccio spesso per studiare meglio la situazione. Rimango il più neutrale possibile (a volte più del possibile) e non mi espongo fino al momento opportuno. Solitamente finisco per rimanere con le mani in mano perché perdo l’occasione o il momento giusto per agire.
Altre situazioni interessanti sono il dover ridere di sè stessi sotto i baffi per la grottesca comicità che riescono a creare le situazioni in cui si affonda per stessa propria inettitudine, vale a dire per voler essere ostinati a mantenere l’atteggiamento di cui sopra. Nello specifico, il dover subire con stoicissima faccia di bronzo delle critiche in effetti meritate fino all’ultimo grammo, ma senza darlo troppo a vedere per non rovinare in modo imbarazzante un momento di genuina apertura. Sarebbe stato decisamente fuori luogo.
Ma tutto sommato la prendo con una risata, alla faccia vostra!
Sep 15 2006
Mi sono reso conto della mia inabilità all’adattamento al cambio di stagione quando sono arrivato a Padova lunedì sera. Scendo dal regionale con l’aria condizionata a palla e mi accorgo dell’assenza della solita zampata di caldo torrido che ti accoglie appena metti piede sulla pensilina. Senza dare troppo peso alla cosa prendo il sottopassaggio e vado verso l’usicta. Mi guardo intorno e noto con immediata malinconia che la gente fuori dalla stazione indossa prevalentemente pantaloni lunghi e maniche lunghe. Qualcuno ha anche la giacca.
Io, con la solita combinazione trolley-zainetto-chitarra, indosso un paio di pantaloncini di una specie di acetato grigio (un tessuto così sottile che ho tutt’ora il sospetto di aver acquistato senza volerlo un costume da bagno, o un costume da bagno riciclato come pantalone) e una t-shirt bianca degli Hives. Sono troppo fuori luogo.
Poi penso che in fondo la stampa di gomma sulla maglietta svolgerà un ruolo determinante nella conservazione della mia temperatura corporea, e in ogni caso dovrò camminare per un quarto d’ora prima di arrivare in appartamento.
Sep 06 2006
Mi chiedo come possano essere vendibili certi giri di accordo con modulazioni semitonali che fanno accapponare la pelle. Tant’è, io voglio che siano così. Mi vengono in mente le scelte stilistiche di un certo KDC, per fare un esempio illustre. Vado avanti, perché lo faccio comunque e prima di tutto per me. Oggi ho praticamente scritto una canzone dal nulla, è una bella sensazione. Domani mattina comprerò tre romanzi alla Feltrinelli, studierò per l’esame e comincerò a disegnare.
Sep 04 2006
Ieri sera non doveva esserci silenzio, il silenzio fa male più di ogni cosa. Mi sono ritrovato in una stanza vuota con la verità in faccia, a ricordarmi che nessuno merita quello che mi sto facendo. È bene fare un po’ di ordine, o finirò per non trovare più ciò che mi serve veramente.
In una stanza buia con in mano un fiammifero. Prima o poi lo troverò, l’interruttore.